La Viola mammola

· Il fiore di principesse e imperatrici ·

  • Morena Orsini
  • 12 Marzo 2020
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Una primavera anticipata, ignara dei tragici avvenimenti, esplode nei giardini di casa, sui cigli delle strade e in ogni dove. Questo tempo dilatato ci permette di assaporare, come mai prima d'ora, la bellezza della natura e la fioritura riempie di colori e odori meravigliosi queste strane giornate.

Viola Mammola, nome specifico Viola Odorata L. chiaramente riferito al suo intenso e dolce profumo. Il termine deriva dal greco “ἴον”.
È una piccola pianta erbacea perenne, commestibile e officinale, distribuita su tutto il territorio.

Viola
Viola mammola, Viola Odorata

La viola nella mitologia

La mitologia racconta di una Ninfa fluviale di nome Io, irresistibile per Zeus, che pur di amarla di nascosto da Era, la trasforma in una bianca giovenca e per nutrirla fece nascere dalla terra la viola mammola (íon) che la ricordava nel nome. Da qui deriva Mar Ionio e le Ionidi, le ninfe delle viole.

prato di viole
Prato di viole mammole

Un’altra versione del mito racconta di Attis, giovane innamorato della principessa Atta, figlia del Re Mida, che si evirò perché impedito di sposare la sua amata che, a sua volta, per disperazione si uccise e dal suo sangue nacquero le viole.

Il Culto di Attis si praticava nella Roma Imperiale, il 22 marzo, detto dies violae, il giorno della viola. Durante la processione sacra si trasportavano tronchi di pino ornati di ghirlande di questi fiori.

Viola odorata, particolare

“La ghirlanda delle suddette viole nere denota pur la vita lunga, e prospera di sanità, perché tal viola nera perpetuamente verdeggia, e sempre può produrre il fiore”

C. Ripa

La violetta di Parma

Napoleone amava moltissimo il suo profumo, non a caso chiamato anche «Caporal violet» o rappresentato direttamente sotto forma di violette nelle stampe dell’epoca. Assai più di lui la sua seconda moglie, l’imperatrice Maria Luigia d’Austria che, quando diventò Duchessa di Parma, volle impiantare una coltivazione di violette che presero il nome dalla città emiliana e che ne divennero da allora uno dei simboli. I frati del Convento dell’Annunciata di Parma riuscirono a ottenere dal fiore e dalle foglie di violetta un’essenza che entrava nella formula segreta di un profumo a uso esclusivo di Maria Luigia: la “Violetta di Parma”.

Nel 1870 il barbiere Ludovico Borsari raccolse l’eredità dei frati e ne fece una produzione destinata ad un pubblico più vasto: nasceva la prima grande industria italiana di profumi.

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