I frutti con le ali

· Fiori, frutti, semi o foglie? Si trovano sui rami dell'Olmo campestre, ma di cosa si tratta? ·

  • Morena Orsini
  • 1 Aprile 2019
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L’olmo è conosciuto sin dall’antichità per le sue proprietà medicamentose e per la sua eleganza. Documentato già da Plinio il vecchio che ne decantava la sua capacità di cicatrizzare le ferite, oggi è sempre più minacciato da una malattia fungina.

In questo periodo capita di vedere sui rami dell’Olmo (Ulmus campestris, Ulmus minor Miller) questi strani fiori verdi. Ma di cosa si tratta in realtà?

Sàmara, frutto dell'Olmo
Sàmara, frutto membranoso dell’olmo che contiene il seme

Non sono i fiori dell’olmo, che fioriscono in corimbi di color rosso bruno, e nemmeno le foglie, che crescono successivamente. Si tratta dei frutti, le sàmare, che si presentano con un’estensione membranosa a forma di ala di circa 7 mm, di colore verde poi rossa che circonda il seme che è situato vicino all’apice. Questa struttura a membrana sfrutta la forza del vento per una più ampia diffusione del seme. Un frutto con le ali trasportato anche da insetti e volatili.

Sàmare con il seme dell'olmo di colore rossastro al centro
Sàmare con il seme dell’olmo di colore rossastro al centro

In passato si spremevano per ottenere l’olio di San Giovanni usato per curare le ferite, mentre in Romagna c’è un modo di dire ste d’spess a l’oiom (starsene nascosto dietro il tronco dell’Olmo), rivolto a chi ha l’abitudine di osservare curioso i fatti altrui senza avere la franchezza di dire la sua propria opinione.
Nel bolognese le sàmare giovani dell’olmo venivano chiamate pane di maggiolino dai bambini di campagna che le mangiavano. Infatti sono commestibili, hanno un gusto gradevole e leggermente dolce.

Pianta longeva, serviva da sostegno alla vite già al tempo dei Galli che la definivano sposata all’olmo e caratterizzava le corti aziendali della Pianura Padana. Purtroppo negli ultimi anni ha subito danni gravissimi a causa di una malattia (la grafiosi) che ne minaccia la sopravvivenza.

"Olma" di Campagnola, pianta secolare morta per mano della stupidità umana
“Olma” di Campagnola, pianta secolare morta per mano della stupidità umana

Nessuno sembra curarsene, nonostante le conoscenze per poter limitare i danni e al posto di questa bellissima pianta cresceranno delle infestanti alloctone come la robinia e l’ailanto.

Olma, la pianta madre

Scompare una delle specie arboree che per millenni ha accompagnato fedelmente la vita dell’uomo. Un triste esempio è la morte di Olma, un pianta secolare di 300/400 anni che viveva a Campagnola in provincia di Reggio Emilia. Era riuscita a resistere alla grafiosi e alle intemperie, ma nulla ha potuto contro l’ennesimo episodio che coinvolge la stupidità umana. Olma era una fattrice, cioè un albero usato per riprodurne altri. Un albero madre, utilizzato per sostituire velocemente gli olmi malati o secchi dei filari. Da qui il motivo per cui è sempre stato apostrofato al femminile.
L’albero secolare, inserito dal WWF tra i venti monumenti naturali nazionali, sarebbe morto a causa dell’uso di diserbante iniettato direttamente nel tronco. Una pianta di 30 metri di altezza con un tronco di 6 metri di diametro, è caduta a terra portando con sé la sua storia e la storia di tante persone legate in modo affettuoso al grande albero, diventato simbolo della campagna reggiana. 

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