Nell'Alto Medioevo la Via Romea Nonantolana, chiamata anche Romea-Longobarda, collegava Nonantola a Fanano, attraverso una serie di sentieri percorsi dai pellegrini di ritorno o in cammino verso Roma.
Il re longobardo Astolfo avanzò l’esigenza di riorganizzare la rete viaria allo scopo di raggiungere più agevolmente l’Italia centrale e incaricò suo cognato Anselmo, duca del Friuli, di costituire una via di comunicazione da nord a sud nella retrovia del confine con l’impero Bizantino, che all’epoca correva lungo la valle del fiume Panaro.
Anselmo, vestito l’abito monacale, fondò nel 749 il Monastero e l’Ospizio benedettino di Fanano, importanti riferimenti per i pellegrini lungo il crinale appenninico. Tre anni dopo, nel 752, fondò la potente Abbazia di Nonantola, destinata a diventare nell’alto medioevo una delle più importanti abbazie benedettine d’Europa, al pari di quelle di Cluny e Canterbury, e tappa obbligata per papi ed imperatori.
Con la decadenza di Nonantola e l’avanzare delle limitrofe potenze rivali di Modena e Bologna, si smembrò l’unità territoriale entro la quale si snodava la Via Romea Nonantolana. L’antico tracciato nei pressi di Fanano venne ancora utilizzato in età feudale divenendo la Mutina-Pistoria, secondo il documento di un trattato del 1225 fra il comune di Modena e quello di Pistoia.
Il tracciato

La Via Romea-Nonantolana-Longobarda attraversa, in oltre 300 km, territori di pianura dominati un tempo da ordini monastici e nobili casate e disseminati di antichi borghi e comuni medievali: un’immersione nei tesori artistici e ambientali del territorio modenese, testimoni del passaggio di pellegrini, mercanti e ambasciatori.
Da Badia Polesine fino al passo di Croce Arcana (a quota 1669 m.) oppure al passo della Calanca per congiungersi con la Via Francigena nei pressi di San Miniato e raggiungere Pistoia che, oltre ad essere una città molto importante, conservava nella sua cattedrale l’unica reliquia di Santiago esistente in Italia (Giacomo il Maggiore, l’Apostolo di Gesù, venerato a Compostela in Spagna).
Seguendo le tracce dei monaci benedettini della Pianura Padana, la Romea-Nonantolana è tappa obbligatoria per chi desidera ripercorrere le antiche vie dei pellegrini attraverso due itinerari lungo il fiume Panaro: quello sulla riva destra (tracciato orientale) e quello sulla riva sinistra (tracciato occidentale). In alternativa una volta raggiunta la via Emilia i viandanti potevano seguirla verso oriente ed oltrepassare l’Appennino in corrispondenza o di Bologna o di Forlì, raggiungendo così la Via Romea della Sambuca o la Via Romea dell’Alpe di Serra.


